Il potere della parola
Uno dei più grossi poteri nella società odierna è nelle mani di coloro che posseggono i canali di comunicazione. Come viene usato questo potere? il normale cittadino non ha la possibilità di verificare quello che dicono i mezzi di comunicazione, neppure quella che viene dal confronto di fonti diverse. Per cui ciascuno è portato a prendere per buone le informazioni e i commenti che gli vengono da quelle fonti di cui si fida.
Ma c'è un altro problema: in che misura la comunicazione tradizionale riesce veramente a raggiungere la persona. Penso a libri e articoli eccessivamente lunghi e ripetitivi, lo stile involuto, l'assenza delle necessarie informazioni complementari. Spesso si ritiene che un libro o un articolo sia difficile da leggere perché è profondo, e invece il motivo è un altro: è scritto male, con una sintassi complessa che obbliga a rileggere una frase due o tre volte, che nasconde il messaggio sotto una fitta coltre di tecnicismi inutili. E' questo anche il difetto di tante lezioni accademiche o di conferenze al termine delle quali una si domanda: che cosa voleva dire?
Per fortuna oggi qualcosa sta cambiando. Merito dei social networks, in cui i messaggi vengono non porposti o imposti ma scambiati tra persone che si trovano sullo stesso piano. Nessuna comunicazione che sia unidirezionale oggi dovrebbe avere più posto nel campo intellettuale o tecnico. E' questa una ricerca da fare, in modo che il libvello culturale della nostra gente progredisca in proporzione delle scoperte e degli approfondimenti che la scienza permette in tutti i campi.
Inviato lunedì 23 gennaio 2012 alle 19.11 Commenti (2)

La messa domenicale
E' giusto lasciare la propria parrocchia per cercare altrove una messa domenicale conforme ai propri gusti? A prima vista bisognerebbe rispondere di no, perché la parrocchia è il luogo per eccellenza in cui si raduna la comunità locale. Ma purtroppo spesso e volentieri la parrocchia celebra la liturgia in modo molto strutturale, con canti (nel migliore dei casi), predica e riti piuttosto rigidi, senza spazi per lo scambio e la messa in comune della propria ricerca di fede. Non è raro il caso di gente che considera la messa domenicale come una forca caudina attraverso la quale bisogna passare, nonostante la noia e il rigetto.
E allora, ciascuno dovrà essere autorizzato a cercare la messa che gli piace, il prete che parla bene, l'ambiente famigliare? No, non sono proprio d'accordo, perché questa ricerca implica sempre un aspettarsi le cose fatte che coincidano, almeno in una certa misura, con quello che ci si attende. La messa non è un teatro, per vedere il quale è giusto cercare il posto dove è recitato meglio. La messa è un incontro di comunità, e riesce bene quando tutti "recitano" insieme, cioè quando tutti sono coinvolti e si impegnano per dare e ricevere. E allora bisogna spingere in questa direzione nella propria parrocchia, e solo in mancanza di un minimo di apertura e di disponibilità, cercare altrove.
A quando la messa ritornerà a essere quello che era per i primi cristiani? Forse sarà difficile che ciò avvenga in tempi brevi. Ma, se non si arriva a questa meta, dubito che la chiesa possa avere qualche impatto nel mondo moderno
Inviato lunedì 16 gennaio 2012 alle 17.03 Commenti (5)

La salvezza delle anime
Per secoli si è pensato che la fede cristiana, il battesimo e l'ingresso nella chiesa cattolica fossero condizioni essenziali per una salvezza che si compie dopo la morte, mediante l'ingresso in paradiso. Questa convinzione è stata la molla che ha spinto schiere di giovani a lasciare la propria patria e a dedicarsi alla "conversione dei poveri infedeli", con lo scopo esplicito di aprire anche a loro le porte del paradiso.
Oggi il modo di pensare è cambiato. Per ammissione del magistero stesso della chiesa la salvezza si può conseguire anche per altre vie e i bambini che muoiono senza battesimo non sono condannati al limbo ma sono accolti senza difficoltà in paradiso. Nessun missionario confessa più di avere come scopo della sua missione la conversione della gente con cui lavora e tutt'al più chiederà aiuti per rendere più tollerabile la loro vita quaggiù. E nel dialogo con gli esponenti delle altre religioni ci si guarda bene dal dire che la verità appartiene a noi e non a loro e che per salvarsi devono farsi cristiani.
Che cos'è successo? Come mai questo cambiamento così radicale? Forse oggi bisogna prendere coscienza che la salvezza annunziata da Gesù si attua qui in terra, riguarda la convivenza umana quaggiù, anche se con la convinzione che questa salvezza non può venire se non in una relazione profonda con Colui che è al di là, con il Mistero che determina tutto il nostro essere. Ed è su questo cammino che si è posto Gesù con le sue parole, i suoi gesti, la sua morte in croce.
E allora essere cristiani oggi non può significare altro che mettersi al seguito di Gesù e lottare con lui per un mondo migliore. Non è più questione di avere poca o tanta verità, più o meno delle altre religioni, ma di dimostrare con i fatti che il messaggio di Gesù è portatore di salvezza. E parte essenziale di questo messaggio è proprio la capacità di entrare in comunione con tutti quelli che si impegnano per la giustizia e per la pace. Solo quando sapranno fare questo, i cristiani come coloro che aderiscono ad altre religioni dimostreranno di essere veramente espressione del dio che adorano.
Inviato sabato 7 gennaio 2012 alle 18.04 Commenti (4)

Ricominciare a crescere
"Ricominciare a crescere", naturalmente in campo economico. Sembra questo l'augurio che tutti si fanno in questo inizio d'anno. Sì, la crescita è necessaria. Ma penso che non sia giusto auspicare che si ritorni esattamente come si era prima della crisi. Per un motivo molto semplice. Perché la crisi ha messo in luce tutta una serie di magagne che ci portavamo dietro senza troppo preoccuparci delle conseguenze. In altre parole, la crisi ci ha obbligato a rivedere tanti aspetti della nostra società che hanno bisogno di un intervento chirurgico decisivo.
Sono quelli che ieri il Presidente della Repubblica ha denominato la "patologia" italiana: evasione fiscale, corruzione amministrativa, parassitismo, diffusa illegalità, inquinamento criminale. Vorrei aggiungere l'enorme debito pubblico, il dissesto dell'ambiente, le carenze in campo di trasporti, la malasanità, le difficoltà della scuola, le carceri sovraffollate, ecc. Ci si accorge che abbiamo un paese dissestato, che deve essere messo in ordine se si vogliono affrontare le sfide dei cambiamenti climatici e della globalizzazione.
E allora, ricominciare a crescere sì, ma non per stare meglio individualmente, per ricominciare a consumare sempre di più, ma per investire nei settori più nevralgici della vita sociale, perché a tutti sia data la possibilità di vivere in un paese progredito e solidale. Ma perché ciò possa avvenire è necessario che tutti, specialmente quelli che appartengono alle fascie più benestanti della popolazione, sappiano rinunziare almeno a una parte dei loro privilegi. Liberamente forse non lo farebbero mai. Benedetta crisi, se riuscirà a far stanare i soldi dove si sono indebitamente accumulati per metterli al servizio di quei settori in cui sono più necessari. Ma a monte di tutto ciò è necessario un nuovo patto sociale, fondato sui valori fondamentali della convivenza sociale.
Inviato domenica 1 gennaio 2012 alle 23.07 Commenti (6)

Cristiani indignati e per la decrescita
Da “www.temoignagechretien.fr” del 21 dicembre 2011 (traduzione: www.finesettimana.org).
Un nuovo movimento di indignati invita a lottare contro il liberalismo impegnandosi per una “sobrietà gioiosa”. In nome del Vangelo. Con il loro “Manifesto dei cristiani indignati”, un gruppo di cattolici riuniti dalla lettura del blog del giornalista Patrice de Plunkett esprimono “una rivolta contro un ordine economico profondamente antievangelico le cui conseguenze disastrose non possono più essere contestate”. Il loro giudizio sul nostro modello di società è senza appello: “Non solo il paradigma liberale non funziona, ma è indegno dell'uomo.
È nostra responsabilità di cristiani affermare questo e proporre un modello diverso conforme alle esigenze del Vangelo.” Forti di questa constatazione, questi nuovi indignati non si accontentano di porre nuovamente il problema ai responsabili politici ed economici. “Siamo in una logica di conversione”, spiega François-Xavier Huart, dirigente nell'industria a Clermont-Ferrand, felice di scoprire di non essere il solo a portare avanti questo “pensiero dissidente”. Un pensiero che invita concretamente i firmatari ad impegnarsi nell'obiezione alla crescita, altro nome della decrescita.
“Dobbiamo cambiare il nostro stile di vita quotidiana vivendo personalmente e promuovendo attorno a noi un'ecologia completa e pienamente umana”, si può leggere nella raccolta di testimonianze presentata in allegato al Manifesto. Vi si scoprono scelte radicali nell'alimentazione (biologica, orto personale), nei consumi (scelta dei negozi di quartiere, limitazione degli acquisti, baratto), nell'ecologia (recupero delle acque) o nei trasporti (limitazione degli spostamenti, uso dell'automobile in comune)...
Inviato venerdì 23 dicembre 2011 alle 23.13 Commenti (5)

Eliminare il diverso
Sì, certo, uno che tira fuori una pistola e si matte a sparare all'impazzata per uccidere persone che neppure conosceva deve essere propio matto. Ma non si tratta di una pazzia che esplode di colpo, come un raptus, bensì di una pazzia fredda, che nasce da un'insofferenza verso l'altro, il diverso, e si spinge fino a volerne l'eliminazione fisica. E quindi, di conseguenza, la propria eliminazione.
Questo tipo di pazzia si nutre di luoghi comuni, di atteggiamenti condivisi, di affermazioni date per scontate che non sono sottoposte alla debita verifica. Che il povero, lo straniero, il nomade, siano necessariamente un pericolo per la propria sicurezza, è un pensiero che deriva da generalizzazioni, da idee preconcette. In realtà quello che consideriamo come estraneo, si comporta come la media di coloro che riteniamo vicini, anzi spesso e volentieri è portatore di valori che noi abbiamo perso. Perché allora escluderlo, salvo poi sfruttarlo quando ci fa comodo?
Credo che la risposta sia scontata. Le relazioni con l'altro non si improvvisano, ma sono frutto di un'educazione che insegna a mettere l'altro, e non se stessi, al primo posto. Sembra facile, ma ritenere che il bene degli altri sia più importante del proprio tornaconto richiede la consapevolezza di un destino comune di tutti gli esseri umani, in forza del quale tutti si salvano insieme o periscono insieme. E' questo un principio che non richiede una particolare dimostrazione. Ma è importante che venga ratificato da gesti di segno contrario a quello dello sterminatore di Firenze. Non sarà questo lo scopo della religiose? Il cristianesimo ha messo alla base del suo credo proprio colui che ha dato il segno inequivocabile di un amore senza confini.
Inviato domenica 18 dicembre 2011 alle 15.19 Commenti (0)

Dov'è la vera violenza
Alla periferia di Torino una ragazza di sedici anni denuncia uno stupro da parte di due stranieri. I familiari allora organizzano con la gente del quartiere un corteo per protestare contro la violenza. La manifestazione degenera in un vero e proprio assalto a un campo rom. Dieci-quindici minuti di violenza e paura, con qualche decina di persone, alcune armate di bastoni, che invadono il campo alla cascina Continassa, fanno fuggire i Rom, spaccano tutto quello che trovano e poi, con le stesse fiaccole usate per il corteo, danno fuoco alle baracche. Senza sapere che mentre portavano avanti la vendetta la 16enne stava negando la violenza ai carabinieri: “Mi sono inventata tutto”. Non c’è stato nessuno stupro. Era solo una messinscena per coprire il primo rapporto sessuale, consenziente, avuto con un ragazzo più grande. Italiano.
"Chi semina vento miete tempesta", dice il proverbio. E' giunto il momento di contrastare una propaganda xenofoba messa in scena da certi gruppi facilmente identificabili. E giunto il momento di resistere alla loro propaganda dettata da invidia, violenza (la loro è sì violenza) e mancanza di umanità. Ma come fare? Si tratta di una campagna in cui tutti devono essere coinvolti, dai mezzi di informazione alla scuola, alle associazioni di qualsiasi tipo.
Ma penso che soprattutto la Chiesa cattolica abbia in questo campo un compito estremamente importante. Non solo perché quasi tutti i bambini italiani frequentano ancora la catechesi per la prima comunione, ma perché almeno un 10% di italiani partecipa ancora alla messa festiva. Che cosa si dice in questa occasione? A volte mi viene il dubbio che, accanto a preti che si impegnano per un mondo solidale, ve ne siano altri che simpatizzano per le tendenze dei loro parrocchiani.
Inviato domenica 11 dicembre 2011 alle 16.24 Commenti (5)


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