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SCHEDA BIBLICA
 
«Giunia, una donna apostola risuscitata dall'esegesi»
del 19/12/2014 tratto da Riforma
 

In «Giunia. Una donna apostola risuscitata dall’esegesi», il professore di letteratura biblica Eldon Jay Epp, ricercatore in storia del cristianesimo primitivo, cerca di spiegare le ragioni per cui, in epoca moderna, è stato rifiutato a Giunia, collaboratrice di Paolo, il diritto di occupare legittimamente il proprio posto di apostola, dato che è vero che essa è la prima donna a essere statachiamata «apostola». È infatti il titolo che le viene dato nella Bibbia, nell’ultimo capitolo dell’epistola ai Romani.

La domanda che dà fastidio.

 «Le donne hanno, sì o no, servito nelle posizioni di testa durante le prime generazioni della storia della chiesa?». Chiaramente sì per Eldon Jay Epp. Certo, il posto delle donne nel cristianesimo in costruzione ha suscitato dibattito. Ma i testi fondatori sono categorici: delle donne hanno effettivamente svolto un ruolo nel cristianesimo primitivo, e nel suo sviluppo. Giunia era una di loro, e qualificata da Paolo «apostola eminente » nell’ultimo capitolo della sua lettera ai Romani. Ma ecco, se l’esistenza di questa donna è rimasta indiscussa fino al XIII secolo, il suo nome è stato poi mascolinizzato ed è così scomparso dalla maggior parte delle traduzioni della lettera ai Romani fino al 1970!

È una bambina!

Giunia o Giunias? Le diverse traduzioni del versetto contenente questo nome, che è oggetto dello studio approfondito di Eldon Jay Epp, rivelano appunto, secondo lui, «un verso socioculturale perverso che ha influenzato la critica testuale e l’esegesi neo testamentaria durante un secolo almeno, coprendo il periodo che si legherebbe veramente al vertice della modernità, del liberalismo e dell’obiettività in materia di ricerca universitaria». Disputa di poco conto? Eppure, la domanda sollevata è grossa: è questo passo infatti che si ritrova alla testa di coloro che «svolgono un ruolo essenziale nelle ricerche e nei dibattiti che diverse comunità cristiane portano avanti circa la questione della legittimità dell’ordinazione completa delle donne». «Una tendenza alla subordinazione delle donne» avrebbe guadagnato terreno dopo la morte di Paolo. Questo spiega, secondo Eldon Jay Epp, le incoerenze circa ciò che viene detto sul posto delle donne nelle lettere del corpus paolinico. Infatti, per questo ricercatore è chiaro che gli altri passi che parlano del posto delle donne nell’insieme delle lettere attribuite a Paolo, o alla sua scuola, sono secondari. Comunque sia e qualunque possa essere l’asprezza dei dibattiti, «resta il fatto che ci fu una donna apostola, designata come tale in modo esplicito, nella prima generazione cristiana, e che i cristiani di oggi devono accettare». Così come bisogna accettare il fatto che fra i cristiani presuntamente presenti a Roma, e che Paolo saluta a metà degli anni 50, non c'è nessuno con il nome di Pietro. 

(Traduzione dal francese di Jean-Jacques Peyronel) 

«La fine dell’età dell’innocenza» 

Circa il metodo, Eldon Jay Epp spiega che nel mondo della ricerca in scienze bibliche, è proprio la fine di un’illusione: quella di credere che esista un testo, che sarebbe il testo «originale» e che farebbe autorità. La Bibbia infatti (tanto l’Antico quanto il Nuovo Testamento) è una ricostruzione testuale che si è stabilita lungo i secoli, poi fissata in modi diversi nelle differenti tradizioni che la considerano come testo di riferimento. Il Nuovo Testamento così come si dà da leggere ai giorni nostri è una ricostituzione a partire da testi chiamati testimoni testuali. Il compito di ricostruzione è immenso, sottolinea il professore Eldon Jay Epp, dato che ci sono circa «300.000 varianti di manoscritti esistenti di questa raccolta piuttosto ridotta che chiamiamo Nuovo Testamento». 

 

Non esiste un testo «originale» 

In mezzo a queste 300.000 varianti di manoscritti, «ritrovare un testo “originale” definitivo e che quindi farebbe “autorità” non può essere considerato come un obiettivo raggiungibile». Questa è anche la costatazione di un altro eminente ricercatore, David C. Parker, citato da Eldon Jay Epp nel suo libro. Parker ha cercato di sbrogliare le venti varianti testuali (così si chiamano le diverse forme di uno stesso passo biblico che si è potuto ritrovare in manoscritti differenti) di un passo molto controverso: quello delle parole di Gesù sul divorzio e il risposarsi. Il vero problema, per quest’altro ricercatore, è meno di sapere «se i primi cristiani erano capaci di trasmettere fedelmente le tradizioni (in particolare l’insegnamento di Gesù)» quanto di capire che «la vera questione è perché hanno scelto di non trasmettere fedelmente le tradizioni». E questo ricercatore conclude: «È impossibile ritrovare l’unica e sola parola originale di Gesù. Quello che possediamo è una raccolta di riscritture interpretative di una tradizione». Tocca a ognuno quindi forgiarsi la propria opinione. E questo stesso problema si è posto sia ai primi cristiani sia ai nostri contemporanei, dato che l’impostura denunciata da Eldon Jay Epp è stata stanata dalla ricerca biblica solo attorno agli anni 1970. 

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