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SCHEDA BIBLICA
 
L’obbedienza è tornata a essere una virtù
del 21/12/2014 tratto da Corriere della sera
 

Il film di Ermanno Olmi Torneranno i prati ha riportato l’attenzione su un tema da qualche tempo dimenticato o rimosso, quello dell’obbedienza, che si ritrova già in alcuni testi fondativi della tradizione culturale dell’Occidente. In latino, l’atto dell’obbedire si dice oboedientia: deriva dal verbo ob-audire e significa aprirsi all’ascolto di qualcuno o di qualcosa. In questa accezione, l’ oboedientia non coincide affatto con una semplice acquiescienza, ma implica piuttosto l’atteggiamento selettivo di chi distingua ciò a cui prestare ascolto, rispetto a ciò che si sceglie di non ascoltare. L’esatto corrispettivo greco di ob-oedientia è ypakouo. È questo il termine usato nella Bibbia, dove «ascoltare» significa «aprire il cuore» e mettere in pratica ciò che si è ascoltato. Questo ascoltare profondo è l’obbedienza della fede, per cui si parla di «orecchio circonciso». Da una parte l’atto di ascoltare da parte dell’uomo rappresenta la risposta alla rivelazione della parola di Dio, poiché è proprio ascoltando che l’uomo ha la possibilità di accedere alla fede cristiana. Dall’altro lato, l’ascoltare e l’esaudire di Dio è il modo in cui egli aderisce alle preghiere dell’uomo ed è uno degli elementi fondamentali che lo distinguono dal non-udire degli altri dèi o idoli umani. Gesù viene presentato in tutta la Scrittura come il capostipite degli obbedienti, in opposizione ad Adamo, capostipite dei disobbedienti. Ma al di là di quella di Cristo, la figura biblica più significativa per quanto riguarda un’obbedienza che coincide con la fede, coll’aprirsi alla parola, col farsi abitare dalla volontà di Dio, è Abramo, del quale si legge che «chiamato da Dio obbedì». A quella parola, Abramo obbedisce. L’ ascolto implica l’accoglimento. Non si sottrae, non fugge. Non si comporta come Adamo, il quale dopo aver mangiato il frutto offertogli da Eva, «si nascose dal Signore Dio in mezzo agli alberi del giardino» e dunque non obbedì . 

L’inseparabilità fra le opposte modalità di cor-rispondere alla chiamata di una voce trova una importante conferma in almeno altre due figure appartenenti al mondo greco classico, al Critone platonico e all’Antigone di Sofocle: i due protagonisti sono entrambi dis-obbedienti , indisponibili a prestare ascolto a una voce solo perché assorti nell’ ascoltarne un’altra. Al richiamo del prediletto allievo Critone, il quale gli addita la porta della prigione spalancata dalla quale fuggire, Socrate parakouei , «non ascolta», disobbedisce. Ad altra «voce», all’ammonimento di altra chiamata, egli non può sottrarsi. Socrate non rinuncia ad obbedire al richiamo delle leggi ( nomoi ) che lo hanno allevato e nutrito e alle quali non può non prestare ascolto. L’obbedienza ai nomoi implica la disobbedienza al richiamo di Critone. Una situazione anche più limpida è raffigurata nella tragedia di Sofocle. Qui la divaricazione delle voci che chiamano riguarda due ordini diversi di nomoi . L’indisponibilità di Antigone a prestare ascolto all’editto col quale Creonte disponeva di lasciare insepolto il cadavere di Polinice non scaturisce affatto da una presunta disobbedienza «assoluta» della figlia di Edipo, da una riottosità indiscriminata verso l’autorità statuale. È, invece, conseguenza dell’ascolto che ella presta ad altre voci, antagoniste rispetto al decreto del sovrano. Antigone disobbedisce proprio in quanto obbedisce. La disobbedienza è dunque solo l’altra faccia dell’ obbedienza. Ne consegue che non si è mai unilateralmente «obbedienti» o «disobbedienti», perché si è sempre contemporaneamente l’una cosa e l’altra. Non si ascolta una voce, perché si ascolta un’altra voce. Bisogna far intendere ai giovani, scriveva don Lorenzo Milani nel 1965, «che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni». Il parroco di Barbiana avrebbe dovuto aggiungere che, nel caso concreto al quale si riferiva, quello di alcuni giovani che avevano rifiutato la chiamata alle armi, la loro «dis-obbedienza» esprimeva la scelta di «porsi all’ascolto» di una voce alternativa, rispetto a quella delle forze armate. 

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