NICODEMO.NET
BRANO BIBLICO SCELTO
2 Sam 12,7-10.13

In quei giorni 7 Natan disse a Davide: «Tu sei quell'uomo! Così dice il Signore, Dio d'Israele: Io ti ho unto re d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, 8 ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa di Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi avrei aggiunto anche altro.

9 Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l'Hittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. 10 Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l'Hittita.

13 Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai.

COMMENTO

 

2 Samuele 12,7-10.13

Il pentimento di Davide

Il brano liturgico si situa all’inizio della seconda parte del libro (2Sam 10-20) dove si narrano gli eventi sanguinosi che hanno contrassegnato la successione al trono di Davide. Il re aveva raggiunto l’apogeo della sua potenza con la conquista di Gerusalemme (1Sam 5) e con il trasferimento dell’arca nella città (2Sam 6). È proprio in questa occasione che emerge il problema della successione in quanto il narratore osserva che la sua prima moglie, Mical, figlia di Saul, era sterile (cfr. 6,23). Secondo le usanze del tempo il successore avrebbe dovuto essere il primogenito della prima moglie del re. Siccome Mical non aveva figli, non era chiaro quale degli altri figli del re sarebbe salito al trono alla sua morte. 

Per garantire la stabilità della sua dinastia, Davide avrebbe voluto costruire un tempio a jhwh, ma il profeta Natan, per mandato divino, lo aveva impedito, assicurandogli però che Dio stesso si impegnava solennemente a non far mai mancare un suo discendente sul suo trono (2Sam 7). Dopo un ulteriore elenco di guerre vinte da Davide (2Sam 8) e una parentesi sui suoi rapporti con i discendenti di Saul (2Sam 9), il tema della successione al trono viene affrontato dal narratore a partire da un evento sconcertante: il re si macchia di un grave delitto, commettendo un adulterio con la moglie di un suo generale, Uria l’Ittita. Non essendo poi riuscito a far apparire costui come il padre del figlio che stava per nascere, lo fa morire esponendolo a un’operazione rischiosa nell’assedio di Rabbà (2Sam 10-11). Quando l’adulterio sembra ormai nascosto agli occhi della gente, il profeta Natan si presenta a Davide e gli racconta il fatto di un ricco che, per preparare un pasto a un suo ospite, porta via l’unica pecorella di proprietà di un povero che la teneva come una figlia: Davide, adirato, pronunzia la sentenza di morte per colui che aveva compiuto un tale misfatto (2Sam 12,1-6). A questo punto ha inizio il brano liturgico.

 Davide non si era accorto che il profeta, per portarlo a riconoscere la sua colpa, non aveva fatto altro che descrivere, in forma di parabola, il suo stesso comportamento. Perciò è facile al profeta, quando egli ha pronunziato la condanna nei confronti del colpevole, puntare il dito contro di lui mostrandogli che, con le sue stesse parole, ha condannato se stesso. Egli prosegue poi esponendo ciò che Dio aveva fatto per Davide (vv. 7-8). A lui aveva concesso il regno d'Israele, preferendolo a Saul, il sovrano legittimo. Come segno di questa scelta, Natan ricorda che Dio gli aveva dato le donne del tuo padrone, segno questo che il potere era passato a lui sebbene non ne avesse diritto, e aggiunge che sarebbe stato disponibile a dargli qualunque altro privilegio. Davide era dunque un usurpatore, che aveva tolto il regno al legittimo sovrano, ma ciò era avvenuto per un progetto divino. Il re dunque doveva tutto a jhwh. A lui perciò doveva la massima riconoscenza. Davide invece si è macchiato di un duplice misfatto che era in antitesi diretta alla volontà di Dio espressa nella legge.

Dopo aver descritto il peccato di Davide, Natan pronunzia la condanna, che consiste nel fatto che la spada non si allontanerà mai dalla sua casa (vv. 9-10). Davide resta impressionato dalle parole di Natan e riconosce il suo peccato: il profeta gli assicura allora il perdono di Dio (12,12). Tuttavia ciò non esclude l’avverarsi del castigo che gli era stato preannunziato.

Con questa parola profetica, il narratore vuole mostrare come tutta la lotta per la successione al trono davidico, che sarà narrata nei capitoli seguenti, non sia altro che una punizione per i misfatti di Davide. Ma proprio da questa storia apparirà come la salita al trono di Salomone, il figlio avuto da Betsabea, ultimo nella lista dei possibili successori, non fosse frutto di causalità ma di un progetto di Dio che aveva voluto garantire a Davide la stabilità della sua dinastia.

Linee interpretative

L’intervento di Natan presso Davide è molto cauto, perché in quel contesto storico culturale il re aveva un potere assoluto e nessuno poteva rimproverarlo per i suoi sbagli. In Israele invece il re è sottoposto al volere di Dio contenuto nella legge e deve riconoscere la sua voce espressa attraverso i suoi inviati, i profeti. Nonostante la sua circospezione, il messaggio di Natan è molto preciso e tale da mettere Davide di fronte all’evidenza e da costringerlo a riconoscere il suo peccato. Anche il re deve essere giudicato alla luce della parola di Dio espressa nella legge.

In base alla concezione secondo cui, in forza dell’alleanza, il re di Israele ha con jhwh un rapporto analogo a quello che il vassallo ha con il grande re, il suo peccato è presentato prima di tutto come una mancanza di riconoscenza. Avendo ricevuto da Dio il trono e tutto quanto possiede, la trasgressione della sua volontà rappresenta una ribellione che dovrebbe avere necessariamente come conseguenza la perdita del trono e quindi la morte. Siccome Davide si pente, Dio lo perdona e gli evita il male estremo. Tuttavia non gli risparmia le conseguenze dei crimini commessi. Anche il pentimento più sincero non può impedire che il male fatto produca i suoi effetti dolorosi, nei quali è coinvolto non solo chi ha sbagliato, ma anche tutto il gruppo a cui appartiene (cfr. Es 20,5-6).

Il peccato di Davide non si pone sul piano rituale o su quello politico, ma su quello morale. L’ingiustizia compiuta nei confronti di un suddito non lascia indifferente il Dio che protegge i poveri e gli oppressi. Il racconto di Natan mette in luce precisamente il rifiuto divino nei confronti dell’arbitrio e dello sfruttamento esercitato dalle classi dominanti nei confronti dei poveri. Per la Bibbia, sebbene siano diversi i ruoli dei diversi ceti sociali, tutti sono uguali di fronte a Dio. Si mettono così le basi di una vera democrazia, nella quale a tutti sono riconosciuti pari diritti e doveri.

 

NEWS
Documento senza titolo
 
martedì 29 aprile 2014

Raniero La Valle
L'EUROPA CHE VOGLIAMO
Conferenza 

 
#####
 
 
sabato 3 maggio 2014

Ambrosianeum
RICOSTRUIRE IL PAESE
Ciclo di conferenze (5) 

 
#####
 
 
mercoledì 7 maggio 2014

Francesco dell'Oro
LA SCUOLA DI LUCIGNOLO
Presentazione libro 

 
#####
 

Documento senza titolo
###
###
###
Documento senza titolo
ISCRIZIONE ALLA NEWSLETTER DI NICODEMO
Documento senza titolo
###
###
###
Documento senza titolo
DAI GIORNALI
L'imperativo di Jonas per salvare il pianeta
###
Chiesa e mafia
###
Cattolici, guardate oltre l'Europa
###
LA MESSA FESTIVA
Documento senza titolo
Messa rito Ambrosiano
Messa rito Romano
Omelia rito Ambrosiano
Omelia rito Romano
Sei il visitatore