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Crescono le diseguaglianze e le illusioni di risparmio
di Sommella   Roberto
tratto da Corriere della sera del 10/08/2016
 

L'incertezza che connota questo scorcio di secolo nasce soprattutto dall'aumento delle diseguaglianze. Le aspettative a inizio millennio erano molto diverse. Quasi tutto quello che di socialmente utile la tecnologia prometteva non si è realizzato e la separazione netta tra i pochissimi ricchi e i moltissimi poveri si è invece ampliata a dismisura; la classe media occidentale, negli Stati Uniti come in Europa, spesso è stata asfaltata dalla crisi del 2007. E nulla, almeno per ora, hanno potuto la Federal Reserve e la Banca centrale europea. Le loro politiche monetarie degli ultimi anni, che hanno abbattuto il costo del denaro, queste differenze sembrano addirittura averle aumentate, invece che ridur le. La politica dei tassi zero delle banche centrali ha infatti incrementato i pochissimi beneficiari di una classe già agiata, mentre la vasta maggioranza dei lavoratori dai salari medi e bassi vive con poca speranza nel futuro.

 

La conseguenza di questo Grand Canyon sociale è l'aumento della rabbia e dell'insoddisfazione. Alcuni osservatori cominciano a paventare una ribellione imminente. Probabilmente esagerano, ma leggendo le statistiche ufficiali di Oxfam, non c'è da stare allegri. Nel 2015 appena 62 persone possedevano la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone, ossia la metà più povera della popolazione mondiale. Solo nel 2010 erano 388 e dieci anni prima ancora di più. La ricchezza delle 62 persone più facoltose è aumentata del 44% dal 2010 a oggi, con un incremento pari a oltre 500 miliardi, arrivando a 1.760 miliardi di dollari, proprio in corrispondenza con il boom dei padroni della Rete. Nello stesso periodo, la ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale si è ridotta di poco più di 1.000 miliardi di dollari, per una contrazione del 41 % e dall'inizio del secolo a oggi ha ricevuto soltanto l' 1 % dell'incremento totale della ricchezza globale, mentre il 50% di tale incremento è andato all' 1 % più ricco. Anche l'Ocse ha suonato il campanello d'allarme. Nei quindici Paesi più benestanti la quota dei salari sul PiI si è ridotta tra il 1976 e il 2006 dal 68 al 58% e in Italia, Irlanda e Giappone il calo ha toccato i 15 punti percentuali (dal 68 al 53%). Nello stesso tempo, i compensi dei top manager delle grandi imprese (inclusi stipendi, bonus, opzioni sulle azioni, varie indennità) nel 1980 ammontavano in media a 40 volte il salario medio lordo, oggi sono saliti a 350-400 volte tale riferimento. Più che una forbice siamo di fronte a un baratro, apertosi sulla fine degli anni 90 e diventato enorme nel corso del duemila. 

 

Eppure c'è qualcuno che guadagna grazie alla nuova tecnologia e all'economia digitale immense ricchezze. Delle venti maggiori aziende tecnologiche, ha raccontato Newsweek , dodici sono statunitensi, sette cinesi, una giapponese. Nessuna è europea. Le aziende a stelle e strisce rappresentano il 76% della capitalizzazione azionaria e 1'87% dei ricavi. Solo una società della dozzina appena citata non ha sede nella Silicon Valley. In sei degli ultimi otto anni la crescita del PiI mondiale, abbastanza fiacca, è stata tenuta su dalla digital economy, che drena risorse dagli altri Paesi e gonfia di miliardi gli azionisti dell'Eldorado internettiano, a cominciare da Facebook: il gigante social nel secondo trimestre dell'anno su 6,4 miliardi di dollari di ricavi ha generato profitti per oltre 2 miliardi e una sua azione vale circa tre volte un barile di petrolio. Il gigante social ha una redditività sei volte quella della banche europee, appena uscite dagli stress test. Google, che è arrivata a controllare il 12% di tutti i soldi spesi globalmente per la pubblicità sui mezzi d'informazione, nel 2015 ha registrato ricavi che per il 54% provenivano dal resto del mondo (75 miliardi di dollari). 

 

Questo flusso immenso di denaro depaupera le economie tradizionali e finisce nelle tasche di pochi eletti, aumentando le differenze sociali. Poco possono fare le banche centrali, men che meno i governi, che hanno appaltato a Fed e Bee ogni risposta a questo tsunami. Da una parte, abbiamo l'immenso mercato dei servizi via web che cresce esponenzialmente proprio perché gli individui cercano, a redditi calanti, nuove possibilità di risparmio; dall'altra, aumenta la casta inaccessibile dei nuovi ricchi made in California. Più cresce l'uno, più diventa elitaria l'altra. La democrazia distributiva, che il nuovo millennio ci ha regalato, ha instaurato una tirannia soffice come una nuvola, lasciando il resto del mondo occidentale alle prese con una diseguaglianza crescente e un menu di contromisure sempre più scarno. 

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