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Nel cammino della nuova evangelizzazione
di Molari   Carlo
tratto da Rocca del 01/02/2017
 

Continuando la riflessione avviata nel numero scorso vorrei proporre alcune riflessioni sul capitolo terzo del volume Oltre le religioni (Una nuova epoca per la spiritualità umana, Gabrielli editore, San Pietro in Cariano - Vr, 2016). 

È stato scritto dal P. Gesuita fiammingo Roger Lenaers (nato nel 1925) con il titolo: Cristianesimo e modernità sono compatibili? (pp. 129-157). Vi espone le riflessioni contenute in libri già pubblicati negli ultimi anni anche in Italia presso piccoli editori. 

P. Lenaers nel 2006 (1 gennaio) nella prefazione alla rinnovata edizione inglese del suo libro Il sogno di Nabucodonosor (dalla quale, a cura di Don Ferdinando Sudati, è stata tratta la traduzione italiana, Massari, Bolsena 2009) ha scritto: «un teologo di professione potrebbe pensare che siano senza sfumature e persino discutibili le idee qui sviluppate, una pericolosa formula di volgarizzazione, incapace di rendere giustizia alla complessità dei problemi teologici» (ib., p. 7). Esattamente! Questa è stata anche la mia reazione leggendo il libro! 

tre diverse possibilità 

Vi sono almeno tre modi diversi di utilizzare le formule della tradizione cristiana. O si pensano come definitive e quindi da conservare sempre nel loro senso originario (lettura fondamentalista o tradizionalista). Oppure si considerano sorpassate e quindi insignificanti per il presente e vengono semplicemente rifiutate (lettura del relativismo storico). Oppure si accettano come momenti di uno sviluppo che parte sempre dall'esperienza comunitaria di fede (relatività delle formule nella continuità del cammino di fede). Padre Lenaers sceglie la seconda via e la percorre in modo radicale. Il 7 settembre 2016, invitato a riassumere il suo pensiero, ha svolto una ampia relazione a Motta di Livenza (Tv) e alla fine ha proposto anche una formula nuova del Credo. 

Il problema che egli ha affrontato è reale, ma la soluzione che propone è molto discutibile perché non tiene affatto conto del valore che le formule del passato conservano e soprattutto utilizza insieme linguaggio storico e metaforico senza alcuna distinzione. In particolare egli presenta la cristologia tradizionale in senso chiaramente monofisita (condannata a Calcedonia nel 451) e la sua critica è fuori bersaglio. Nessun teologo attuale parla di Gesù Cristo secondo la sua esposizione. Inoltre il rapporto tra fede e religione è presentato in modo insufficiente.

 

cristologia insufficiente 

Nel libro Il Sogno di Nabucodonosor riassume la cristologia in questo modo: «Al contrario delle altre due religioni abramitiche -l'Ebraismo e l'Islam - il cristianesimo insegna che circa duemila anni fa Gesù di Nazareth è disceso dal cielo sulla nostra terra, non soltanto dotato di potere e di conoscenze divini, ma come vero Dio in forma umana, e che è ritornato allo stesso cielo dopo la sua morte» (p. 20). Anche nel contributo allibro' Oltre le religioni' egli scrive: «Per dirlo in breve, la confessione che Gesù è 'Dio da Dio, Dio vero da Dio vero' ... è ormai insostenibile» (ib., p. 138). Nella conferenza a Motta di Livenza ha detto: «Nel 'Credo', forse senza averne l'intenzione, del Mistero Anonimo amante e amabile, che genera il cosmo e noi in lui, e ci attira e supera, se ne è fatto un Padre onnipotente, evocando così l'immagine caricaturale d'un possente e benigno vecchio signore. Poi di questo Padre si dice che ha un figlio, introducendo così nell'inesprimibile Mistero Assoluto relazioni familiari, tipicamente umane e dunque del tutto inadeguate. Inoltre questo figlio sarebbe disceso dal cielo, che dunque dovrebbe essere da qualche parte sopra le nostre teste, ma sopra le nostre teste c'è soltanto la stratosfera. Di più, quel Figlio, disceso dal cielo, sarebbe diventato un uomo, nato contro tutte le leggi naturali da una vergine, rimanendo nondimeno il Theos onnipotente, cosicché un essere limitato, parziale sarebbe allo stesso tempo il Mistero illimitato, onnisciente. Come potremmo descrivere una psiche umana tanto contraddittoria? Nondimeno per duemila anni queste immagini sono state accettate senza difficoltà, poiché per tutta la cultura del passato era pacifica l'idea teistica che per il Theos niente è impossibile. 

Ma per la modernità tutto questo è impensabile. Se vogliamo che il messaggio cristiano, con la sua forza benefica penetri la cultura moderna, non possiamo più ripetere le formule tradizionali. Dobbiamo cercare quali esperienze profonde si nascondono dietro queste formule teistiche e formularle diversamente» (Una fede in Dio che non contraddica la modernità, pp. 4-5). Gli interrogativi che egli pone non sono pertinenti. Si chiede: «come si potrebbe dimostrare che un essere umano è al tempo stesso il Dio trascendente? E come potrebbe un essere umano, che, necessariamente, è psicologicamente limitato e segnato da una cultura specifica, e che pertanto può incorrere in errori, essere al tempo stesso l'onnipotente e onnisciente Theos? Inoltre, non dobbiamo dimenticare che, nel primo mezzo secolo dopo la sua morte, Gesù non era considerato Dio né venerato come Dio. Il dogma di Nicea, Gesù 'Dio vero da Dio vero', è uno sviluppo successivo, risultato di cause storiche, ed è, in un certo senso, una deviazione dalla fede originale» (Oltre le religioni, p. 138). Il dogma di Nicea riguardava il Verbo eterno e Gesù di Nazaret solo per «comunicazione di idiomi» cioè solo per relazione. 

Già nel libro Il sogno di Nabucodonosor aveva chiaramente mostrato di non saper utilizzare bene le formule cristologiche e trinitarie. Scriveva: «La nostra moderna incapacità a entusiasmarci per la speculazione filosofica su Dio ha come aspetto positivo una più profonda consapevolezza di ciò che la 'buona novella' è veramente. Non si tratta di filosofia né di formule confessionali perfettamente tagliate come diamanti. Si tratta esclusivamente della salvezza dell'umanità. Certo, la dottrina trinitaria non è tutta un puro abacadabra accademico e ha ispirato molte pie persone aiutandole a elevare il proprio cuore verso Dio e a vivere come cristiani. Nessuno però deve essere considerato meno cristiano perché ritiene questa dottrina una complicazione piuttosto che un invitante percorso verso Dio; e perché preferisce seguire le credenze del tempo precedente le dispute cristologiche e trinitarie» (Il sogno di Nabucodonosor, p. 159). 

Capisco la difficoltà di parlare della «comunicazione degli idiomi» e della distinzione delle nature nel Verbo incarnato, ma la semplificazione proposta della dottrina tradizionale tradisce non solo la storia, ma anche la dottrina della fede comune a tutte le Chiese cristiane. P. Lenaers non sembra conoscere il Concilio di Calcedonia e la condanna di Eutiche il quale sosteneva appunto la dottrina che Lenaers attribuisce a tutta la tradizione cristiana. Secondo il Concilio di Calcedonia il rapporto fra Gesù e la realtà divina si realizza «senza mutazione e senza confusione»: Dio resta Dio e l'uomo resta uomo, interamente ed esclusivamente. Gesù non è disceso dal cielo ma è sorto dal tronco di lesse (il padre di Davide), ha vissuto la fede in Dio attraverso i simboli della sua cultura. 

Come le premesse teologiche gli hanno impedito di riconoscere il valore dei simboli, così le premesse cristologiche gli hanno impedito di esporre la dottrina trinitaria come lo sviluppo del rapporto con Dio vissuto nel tempo e di riconoscere «il Dio che era, che è e che viene» (Ap 1,8). Con la formula trinitaria non diciamo che cosa è Dio, ma come viviamo il rapporto con Dio tenendo fisso lo sguardo su Gesù che è distinto dal Verbo eterno ed è vissuto pregando Dio (cfr. Mc 1,35) mentre «cresceva in sapienza età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Le 2, 52). 

Il secondo punto ambiguo riguarda il rapporto tra fede e religione. Alla domanda: il cristianesimo è essenzialmente una religione? Padre Lenaers risponde «No, non lo è! È solo nel corso del tempo che è diventato una religione» (Oltre le religioni, p. 135). In realtà tutti i primi discepoli di Gesù erano ebrei, frequentavano il Tempio, praticavano una religione. Non è mai esistita una fede cristiana non religiosa! Alla fine Lenaers assicura il credente: «noi possiamo ancora pregare 'Dio', consapevoli che questo nome non esprime più il Theos premoderno, ma un mistero d'Amore, un Qualcosa di meraviglioso che si rivela in ogni cosa e in noi e la cui immagine più splendente è il modello d'amore di Gesù di Nazareth» (Oltre le religioni, p. 137). Riconosce che «il prezzo da pagare ... è alto» perché «cambiare strada e prendere le distanze dalle apparentemente forti e fondate certezze che avevamo ... è molto difficile» (Oltre le religioni, p. 137). 

Molte intuizioni di Lenaers sono giuste e feconde, ma la cristologia che egli attribuisce ai teologi attuali non è esatta e la prospettiva di una fede non religiosa che egli presenta è illusoria: anche la nuova necessaria forma di vita cristiana è religiosa: si esprime cioè con strutture simboliche. 

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