Documento senza titolo
Le disuguaglianze interpellano la giustizia
di Piana   Giannino
tratto da Rocca del 01/04/2017
 

Di fronte alla crisi economica, tuttora in corso, cresce il divario tra chi è in grado di affrontare le difficoltà e chi, perdendo gradualmente le proprie risorse, viene spinto sempre più ai margini. Secondo una recente indagine di Open Polis condotta insieme ad Action Aid in dieci anni i poveri assoluti sono in Italia più che raddoppiati: nel 2005 erano 2 milioni (il 3,3% della popolazione), oggi sono saliti a 4,6 milioni (il 7,6% della popolazione). Il reddito di persone e famiglie, che si è fortemente abbassato nell'ultimo decennio, ha fatto sì che una famiglia su cinque si trovi a vivere in condizione di povertà. 

Tutto questo mentre si accentuano le diseguaglianze anche all'interno delle classi sociali più agiate, con una drastica riduzione, da un lato, delle entrate nel ceto medio, che rischia di precipitare sempre più in situazioni che rasentano lo stato di povertà, e con l'avanzare, dall'altro, di un gruppo ristretto di ricchi, che accrescono in maniera smisurata le loro entrate e il loro patrimonio - l'Italia è uno dei Paesi in cui tali differenze si sono più accentuate - con la conseguente creazione di uno stato crescente di disagio e la messa in pericolo della coesione sociale. 

 

la ricerca delle cause 

La situazione di povertà cui si è fatto cenno riguarda in particolare le famiglie con più bambini, quelle composte da giovani coppie, quelle monogenitoriali e, infine, il mondo giovanile in genere. Essa è inoltre diversamente distribuita a seconda delle aree geografiche del Paese, con una presenza assai più alta nel Sud, dove la distanza tra ricchi e poveri è di gran lunga maggiore che nel resto d'Italia e di Europa: il reddito delle famiglie meridionali è infatti il 63% di quello delle famiglie del settentrione. 

Al di là dei dati statistici, che confermano peraltro una impressione diffusa, interessante è l'analisi delle cause che hanno prodotto questo stato di cose. È fin troppo ovvio che alla base di tutto vi è l'implosione del sistema economico. Il processo di finanziarizzazione, che ha preso avvio agli inizi degli anni novanta del secolo scorso e che ha provocato la crisi iniziata nel 2007 (e tuttora non superata), ha prodotto una serie di ricadute negative a catena, che vanno dalla perdita secca dei risparmi da parte di molti cittadini, all'impoverimento sempre maggiore del ceto medio, fino al fenomeno, sempre più esteso ed allarmante della disoccupazione e dell'inoccupazione giovanile, che ha raggiunto livelli del tutto patologici. A questo si aggiunge - e non è un fattore di secondaria importanza -l'instabilità politica, che ha come esito l'arresto di qualsiasi azione riformatrice e impedisce soprattutto la produzione di un disegno strategico, assolutamente necessario per determinare una ripresa di competitività del sistema Paese. 

Ma, al di là di queste motivazioni di carattere strutturale, non vanno dimenticati (anzi meritano particolare attenzione) i processi culturali che si sono sviluppati negli ultimi decenni e che hanno profondamente influenzato la mentalità e il costume diffusi. Le diseguaglianze sono anche frutto di una forma di individualismo dilagante e dell'affermarsi di spinte corporative, che si traducono in comportamenti fondati sulla ricerca degli interessi di categoria e del disinteresse per il bene comune. O sono spesso la conseguenza del prevalere di una logica mercantile che, facendo appello alla meritocrazia, giustifica le differenze in nome di una migliore funzionalità o di una maggiore efficienza del sistema. 

 

la percezione del fenomeno e il disagio psicologico 

Il fenomeno della diseguaglianza sociale provoca (e non può che provocare) sul piano psicologico la percezione di uno stato di peggioramento delle condizioni di vita. 

Lo conferma un'indagine recente sugli italiani condotta per il giornale «La Stampa» da Community Media Research in collaborazione con Intesa San Paolo, dalla quale risulta che il 42,6% ritiene che nel 2016 si sia ulteriormente aggravata la crisi del Paese con particolare riferimento alla situazione economica e alla pressione fiscale. Il che non fa che alimentare uno stato di malessere generalizzato e rendere sempre più grave la sfiducia nei confronti della classe dirigente sia politica che economico-finanziaria, con il pericolo di derive populiste e dell'avanzare del qualunquismo. 

Il disagio non si limita, d'altronde, soltanto - anche questo è confermato dai dati statistici provenienti dalle analisi più recenti - al semplice ambito dei beni materiali; investe, più radicalmente, il benessere psichico e mentale delle persone. Il peggioramento è, a tale riguardo, sempre più diffuso, e colpisce in particolare soggetti a bassa istruzione, con minori risorse economiche e senza lavoro stabile; ed è, infine, quantitativamente più rilevante tra la popolazione del mezzogiorno. Si aggiunga che a suscitare sempre più allarme è l'estensione progressiva del malessere psichico alle aree meno garantite del ceto medio, dove aumenta la tendenza a precipitare - come già si è ricordato - in zona povertà, o dove comunque, non potendo più sostenere per ragioni economiche il tradizionale tenore di vita, si incorre in stati di forte depressione. 

 

quali rimedi? 

La gravità della situazione rende indilazionabile l'impegno a ricercare con urgenza soluzioni adeguate. Il fenomeno della globalizzazione ha causato, a livello mondiale, una crescita sempre maggiore del divario tra un piccolo manipolo di persone che detengono una percentuale elevata del patrimonio mondiale e una enorme massa di persone che mancano del necessario per la sussistenza - non può in proposito che sconcertare (e indignare) il fatto che otto persone abbiano oggi nel mondo un patrimonio pari a quello dei tre miliardi e mezzo di persone che vivono in condizioni di grande precarietà - o che, come avviene anche da noi, vanno verso la deriva di una crescente proletarizzazione. 

Lo stato di pesante ingiustizia reclama interventi di carattere strutturale ma esige anche un cambio radicale di mentalità. Sul primo versante - quello strutturale - in causa è il sistema economicosociale, dove è evidente il peso negativo del capitalismo selvaggio incentrato sulla logica di un mercato senza regole e su un processo di finanziarizzazione, che ha il netto sopravvento sulla economia produttiva. È urgente allora l'impegno a mettere in atto una trasformazione del modello attuale, dando sempre più spazio ai beni relazionali e alla qualità della vita e favorendo la partecipazione dal basso nella gestione e nel controllo delle scelte produttive; e a promuovere una vera riforma dello Stato sociale che lo renda più agile e più capace di rispondere con efficacia alle nuove domande emergenti. 

Sul secondo versante - quello delle coscienze - diventa necessaria una vasta opera di sensibilizzazione, che evidenzi la portata delle disparità in corso - fondamentale è al riguardo l'intervento degli strumenti di comunicazione sociale -; ma ancor più necessario risulta lo sviluppo di un ethos culturale che rimetta in circolazione i valori dell'uguaglianza, della giustizia sociale e della solidarietà, peraltro al centro della nostra Carta costituzionale, reagendo con forza agli egoismi individuali e di gruppo e creando le condizioni per una convivenza civile più partecipata e più fraterna. 

Un dato sorprendente merita, infine, di essere fatto oggetto di attenta considerazione.

Le aziende di stranieri registrate in Italia nel 2015 sono aumentate del 9,1 % del totale, in netta controtendenza rispetto all'andamento generale. Sembra dunque che gli immigrati dimostrino una più ferma capacità di reagire agli scossoni della crisi; che manifestino, in altre parole, un maggiore dinamismo e una maggiore voglia di farcela, lanciandosi in nuove iniziative e occupando spesso le nicchie lasciate scoperte dagli italiani. Che non sia anche questo un indice dell'importanza che riveste il ricambio generazionale ed etnico-culturale della popolazione? E che pertanto, lungi dal dover considerare il fenomeno migratorio come un elemento di disturbo e di insicurezza, lo si debba piuttosto guardare come un segno di speranza per il futuro? 

NEWS
Documento senza titolo
 
mercoledì 5 ottobre 2016

Centro missionario PIME
FRONTIERE
Il missionario 

 

 
#####
 
 
mercoledì 12 ottobre 2016

Centro missionario PIME
FRONTIERE
La religiosa 

 

 
#####
 
 
mercoledì 19 ottobre 2016

Centro missionario PIME
FRONTIERE
Il testimone

 

 
#####
 
 
mercoledì 26 ottobre 2016

Centro missionario PIME
FRONTIERE
Il pastore

 

 
#####
 

Documento senza titolo
###
###
###
Documento senza titolo
ISCRIZIONE ALLA NEWSLETTER DI NICODEMO
Documento senza titolo
###
###
###
Documento senza titolo
DAI GIORNALI
Una laicità di nuovo tipo
###
La qualità della vita
###
Le disuguaglianze interpellano la giustizia
###
LA MESSA FESTIVA
Documento senza titolo
Messa rito Ambrosiano
Messa rito Romano
Omelia rito Ambrosiano
Omelia rito Romano
Sei il visitatore