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IL LIBRO SCELTO
 

Per un mondo senza frontiere. Epistolario del NT. Lettere autentiche di Paolo
di Sacchi Alessandro
anno 2012
pagine 468

editore Youcanprint

costo € 20,00

 

PREFAZIONE

Il canone del Nuovo Testamento comprende un gruppo di lettere che, come appare dal loro indirizzo, sono state inviate da un certo Paolo ad alcune comunità cristiane da lui fondate in Anatolia e in Grecia e a quella di Roma. Insieme esse formano quello che è chiamato comunemente epistolario o «corpo» paolino. Non tutte però sono state scritte effettivamente da Paolo. Un certo numero di esse, sottoposte al vaglio della critica letteraria moderna, sono risultate non autentiche, cioè opere di imitazione. I loro autori sono suoi tardi discepoli, i quali convenzionalmente sono considerati come membri di un gruppo chiamato «Scuola paolina», lo stesso che ha curato la raccolta delle lettere autentiche. Per distinguerle da queste ultime, le lettere non autentiche o ritenute tali sono chiamate comunemente «deuteropaoline». 

Le vicende della vita di Paolo sono note non solo da quanto egli stesso riferisce nelle sue lettere autentiche ma anche da uno scritto intitolato «Atti degli apostoli», nel quale Luca, l’autore del terzo vangelo, racconta, verso la fine del I secolo, le origini e lo sviluppo della chiesa nel mondo greco-romano. Da queste informazioni risulta che Paolo, pur essendo contemporaneo di Gesù, non è stato un suo discepolo, anzi per un certo periodo aveva perseguitato la chiesa nascente e aveva aderito a essa solo a seguito di un incontro personale con il Risorto. Egli non apparteneva dunque al gruppo dei Dodici. Tuttavia ha preteso per sé la qualifica prestigiosa di apostolo e l’ha difesa con forza nei confronti di altri cristiani che la mettevano in discussione.

Questo personaggio controverso del cristianesimo primitivo era un ebreo profondamente radicato nella sua cultura e nella sua religione. Essendo nato a Tarso, una città della Cilicia, nota per la sua cultura ellenistica, poteva vantare al tempo stesso una conoscenza non comune del mondo greco, al quale annunzierà il messaggio del profeta di Nazaret. Le sue lettere sono le prime testimonianze di quella svolta che ha visto il vangelo passare dai villaggi della Palestina alle grandi metropoli dell’impero romano. 

Questa operazione non è stata indolore. Anzitutto, in un mondo dominato dalle aquile romane, doveva essere piuttosto imbarazzante presentare come salvatore un uomo giustiziato come terrorista proprio dall’autorità imperiale. Ma non meno difficile era il rapporto con le comunità giudaiche, ben stabilite nello stesso ambiente. Infatti, l’esaltazione di quello che a tutti gli effetti era un ribelle politico poteva mettere a rischio il loro status sociale nell’impero, mentre la relativizzazione della legge mosaica e l’apertura ai gentili sponsorizzata da Paolo erano da loro sentite come una minaccia per la propria identità giudaica. Infine anche i missionari cristiani giudaizzanti, cioè ancora legati alle pratiche del giudaismo, non erano certo disposti a favorire la sua opera evangelizzatrice che si svolgeva secondo parametri molto diversi dai loro. 

D’altra parte però la massiccia presenza giudaica nel mondo greco-romano è stata un fattore determinante per la diffusione del cristianesimo. Paolo avrebbe potuto ottenere ben poco senza il lavoro di sensibilizzazione religiosa che proprio i giudei della diaspora avevano fatto nell’ambiente greco. Ma ciò che veramente ha reso possibile la missione di Paolo è stata la situazione politica e sociale delle regioni conquistate dall’impero romano. In esse la famosa pax romana, instaurata da Augusto, aveva reso possibili le comunicazioni attraverso le strade romane, percorse da eserciti e commercianti, ma anche da filosofi e da personalità religiose. La diffusione della lingua greca, specialmente nelle grandi città, permetteva inoltre una comunicazione diretta e immediata con i loro abitanti, a qualunque ceto appartenessero. Infine l’enorme mescolanza di popolazioni diverse faceva sentire l’esigenza di una integrazione, che trovava nell’annunzio evangelico un contributo qualificato.

Paolo ha saputo cogliere i fermenti del mondo greco-romano, proponendo un messaggio che andava al di là delle barriere che dividevano la popolazione in base all’etnia, alla religione e alla cultura. Alla luce dell’insegnamento di Gesù egli ha dato origine a comunità nelle quali avevano pari diritto di cittadinanza giudei e gentili, uomini e donne, schiavi e liberi, colti e incolti. E all’insegna dell’imminente ritorno del Signore ha saputo far sorgere la speranza di una radicale trasformazione di tutta la società.

In quanto missionario e fondatore di comunità, Paolo ha avuto un grande successo, pur tra difficoltà che solo in minima parte traspaiono dalle sue lettere e dagli Atti degli apostoli. Al termine della sua vita egli è stato considerato come il più grande evangelizzatore della sua epoca. Tuttavia le idee per le quali ha combattuto e sofferto non hanno avuto la medesima fortuna. I suoi avversari hanno continuato a osteggiarlo anche dopo la sua morte, mentre i suoi estimatori, pur esaltando la sua persona, hanno messo in sordina  proprio i punti più innovativi del suo insegnamento. Ciò appare già dalle lettere deuteropaoline i cui autori,  scrivendo alcuni decenni dopo la sua scomparsa, volevano rendere comprensibile il suo insegnamento ai membri delle comunità a cui si rivolgevano, ma in realtà lo hanno corretto a posteriori in quei punti che mal si accordavano con le loro vedute. 

Il messaggio di Paolo però non è mai stato messo del tutto da parte ed è stato oggetto di riscoperte, di cui le più importanti sono quelle che hanno avuto come protagonisti da una parte Lutero e i riformatori del suo tempo e dall’altra i padri del Concilio Vaticano II. Ma purtroppo bisogna riconoscere che, per la maggior parte dei nostri contemporanei, Paolo è rimasto un illustre sconosciuto. A ciò hanno contribuito la sua enorme lontananza nel tempo e nello spazio, il suo stile, spesso oscuro e contorto e soprattutto il carattere fortemente innovatore delle sue idee. Per di più si è riversata sulla sua persona tutta una serie di malintesi la cui origine si trova proprio nelle lettere deuteropaoline, la cui opera di disinformazione e di depistaggio viene oggi sempre più apertamente riconosciuta e denunziata.

 

Lo scopo che mi propongo nel presente volume è soprattutto quello di riscoprire, nei limiti del possibile, il vero Paolo, liberato dalle incrostazioni che ne hanno reso oscuro e in parte travisato il messaggio. Dopo un’introduzione all’epistolario in generale, affronterò ciascuna delle lettere che sono riconosciute da tutti come sicuramente paoline, ponendole nell’ordine che più probabilmente rispecchia il tempo della loro composizione (1Tessalonicesi, 1-2Corinzi, Filippesi, Filemone, Galati, Romani). Di ognuna indicherò il contesto in cui è stata composta e le sue caratteristiche letterarie. A questa introduzione farà seguito il commento dei brani più salienti, considerati sempre nel loro contesto letterario prossimo e remoto. Per ognuno di essi verranno date alcune indicazioni che dovrebbero aiutare il lettore a passare dall’esegesi del testo alla sua interpretazione in chiave attuale. Infine, dopo la presentazione di ciascuna lettera, verrà data una breve sintesi dei temi in essa contenuti. Al termine del volume sono riportate alcune cartine che descrivono gli spostamenti di Paolo, una bibliografia essenziale, un indice tematico e infine un indice dei testi utilizzati nella liturgia.

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