Riflessioni condivise
Parola di Dio
Fa un certo effetto sentire proclamare, alla fine di una lettura della messa, la formula «Parola di Dio/Parola del Signore» a cui si risponde automaticamente: «Rendiamo grazie a Dio». Ma che cosa ha detto di speciale questo Dio? Sì, il brano del vangelo contiene spesso degli utili orientamenti di vita, ma espressi il più delle volte in un linguaggio così arcaico da lasciarci perplessi. Non parliamo poi della prima lettura, in cui appare spesso in azione un Dio troppo umano, a volte arbitrario e vendicativo. Anche la seconda lettura contiene dei messaggi che facciamo fatica a capire perché non sappiamo chi erano e che cosa pensavano coloro a cui erano indirizzati.
E allora perché non riconoscere che le letture della Bibbia non sono la parola di Dio, ma soltanto la parola di uomini che in nome di Dio hanno comunicato ad altri uomini un messaggio che ritenevano importante per loro, ma con tutti i limiti di qualsiasi parola umana. Che questa parola venga da Dio e non torni a lui senza aver prodotto il suo effetto sembra veramente un po’ azzardato. Aveva ragione Gesù: tante di queste parole sono per noi oggi come semi caduti in un terreno sterile e improduttivo, non sempre per colpa nostra ma spesso per l’enorme divario culturale che ci separa dai primi destinatari della Bibbia.
Ma forse le cose possono essere viste secondo un’altra angolatura. In senso metaforico la parola di Dio è quella voce interiore che si fa sentire quando entriamo in noi stessi, una voce che ci ispira, ci rimprovera, ci consola. Gli autori della Bibbia sono uomini e donne che hanno saputo ascoltare questa voce e l’hanno espressa con parole umane, certo limitate e a volte purtroppo intrise di una cultura che per noi è ormai superata. Le loro riflessioni hanno preparato la strada al messaggio di Gesù, che può essere capito profondamente solo alla luce di quanto essi hanno detto e scritto. Per mezzo del suo vangelo la parola di questi antichi personaggi non ha perso la sua efficacia: non perché dicono cose nuove ma èerché ci costringono a rientrare in noi stessi e ad ascoltare quella parola di Dio che risuona nei nostri cuori.



