Riflessioni condivise
Un invito esigente
Avete in mente qualche parabola in cui manchino i paradossi, i colpi di scena, le conclusioni inaspettate? Niente sorpresa se trovate tutti questi espedienti anche nella parabola del banchetto così come è narrata da Matteo (Mt 22,1-14). Qui però almeno due dettagli ci lasciano interdetti: come immaginare che, mentre il banchetto nuziale è pronto, prima di far riempire la sala con un’accozzaglia di gente, il re manda a sterminare coloro che avevano rifiutato l’invito? E poi come pretendere che i nuovi invitati avessero l’abito nuziale? L’evangelista Luca ci aiuta a trovare una risposta. Anche lui riporta la stessa parabola ma non accenna a questi due dettagli. E allora si capisce che Matteo ci ha messo del suo. Forse per suggerire qualcosa che poteva far riflettere i suoi lettori.
Lasciamo quindi da parte i contributi di Matteo e vediamo che cosa la parabola ci vuole dire. Anzitutto balza agli occhi l’analogia tra quanio racconta la parabola e il brano di Isaia riguardante il banchetto sulla montagna (Is 25,6-10): a esso sono invitate tutte le genti, non mancano i cibi succulenti, Dio toglie il velo che ricopre i loro occhi, cioè si rivela a loro, le lacrime vengono asciugate, la morte è eliminata, inizia un’era di pace. C’è però una differenza: per Isaia è quello il momento in cui Dio toglie l’ignominia del suo popolo; Gesù invece dice che i primi invitati hanno rifiutato. Sia Isaia che Gesù pensano al regno di Dio che viene. Ma per il primo a favore di Israele, per il secondo nonostante il suo rifiuto.
Ed ora veniamo a Matteo. Le sue aggiunte riflettono la situazione in cui lui si trova. Ormai le legioni romane hanno fatto tabula rasa a Gerusalemme e in Giudea: se la sono meritata, sembra dire l’evangelista. Che cosa potevano aspettarsi dopo aver rifiutato Gesù? Ma alla fine ribalta la frittata. Che cosa è capitato a quel tizio che era entrato senza veste nuziale? Anche ai cristiani, che ritengono di essere loro il popolo eletto degli ultimi tempi, può capitare la stessa sorte se non sono fedeli al loro Maestro. Guai a chi presume di avere già la salvezza in tasca. E allora resta la domanda: cosa significa oggi per noi essere fedeli al messaggio di Gesù?
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