Riflessioni condivise
Una fede che salva
Bella pretesa quella di Pietro: non è poco chiedere a Gesù di potergli andare incontro camminando sulle acque (Mt 14,28-31). A chi non piacerebbe poter camminare sulle acque del mare in tempesta così, leggermente, senza sprofondare nell’abisso? Pietro ci ha provato, ma quasi andava a fondo perché ha avuto paura. Per sua fortuna lui gli ha dato una mano e lo ha salvato. Anche noi abbiamo a volte la sensazione di camminare sulle acque, non certo quelle del mare ma quelle ugualmente tumultuose della vita. Sembra che tutto vada bene: il lavoro, la famiglia, le amicizie. Poi, in un attimo, capita qualcosa di inatteso e allora si ha l’impressione di precipitare in un abisso senza fondo. E nessuno è lì, pronto a darci una mano. Sono momenti in cui si capisce che cosa significa essere su un barcone che va a picco nel Mediterraneo, portando con sé una, tante vite umane. A meno che non venga un aiuto tanto atteso quanto insperato!
L’avventura di Pietro sembra volerci dire che nella tragedie della vita la fede può darci un aiuto insostituibile. Ma quale fede? Non certo quella che ci fa aspettare un intervento miracoloso dall’alto, capace di risolvere i nostri problemi e di preservarci da situazioni impossibili. È ingenuo pensare che lassù ci sia qualcuno che dirige gli eventi di questo mondo a nostro richiesta.
La fede vera è invece quella che ci sa indicare una meta verso cui camminare e che ci fa afferrare la mano tesa per salvarci. E ci indica un Bene da ricercare al di là dei nostri piccoli interessi personali. Bisogna però riconoscere la mano che Gesù ci tende: quella di una comunità di fratelli e di sorelle coi quali condividere un cammino spesso difficile e irto di ostacoli. Una comunità da costruire. Tendendo però per primi la mano a chi sta per affogare.



